Il 2025 è un anno di svolta sul fronte del reporting ESG, diventato un vero e proprio asset strategico.

Nell’ultimo anno, infatti, a livello globale più del 60% delle ha scelto di incrementare risorse e tempo dedicati dal top management al reporting ESG; mentre solo una quota pari al 5% ha diminuito gli investimenti. Inoltre, il 42% delle aziende soggette alla CSRD, in linea con quanto previsto dalla direttiva UE, rinvierà il reporting di due anni. In Italia, il dato scende al 23%. Non solo. Sempre in termini globali, il 40% delle aziende ha scelto di pubblicare volontariamente anche senza obbligo.
Questi sono alcuni dei dati che emergono dallo studio Global Sustainability Survey di PwC. L’indagine ha coinvolto 496 executive e professionisti C-Level, provenienti da 40 paesi. Il 52% degli intervistati ricopre ruoli legati alla sostenibilità (Chief Sustainability Officer o Head of Sustainability), il 19% si occupa di reporting ESG, e un ulteriore 19% opera in ambito finance e accounting (CFO, controller, chief accountant). Per quanto riguarda le dimensioni delle aziende coinvolte nell’indagine, il 18% ha ricavi superiori a 10 miliardi di dollari, mentre il 63% si colloca nella fascia tra 100 milioni e 10 miliardi. Il 66% ha sede in Europa occidentale, il 22% in Asia-Pacifico, e il restante 12% è distribuito tra Stati Uniti (6%), Regno Unito (4%), Canada (2%) e America Latina (2%). Tra i settori più rappresentati in pole position ci sono l’industria manifatturiera e automotive (29%), seguiti da: i servizi finanziari (19%), l’energia, le utilities, le risorse (18%), e i mercati consumer (16%).
La ricerca di PwC conferma il valore del reporting ESG. Infatti il 68% delle aziende che ha già pubblicato il report dichiara di aver ottenuto benefici concreti oltre la compliance, con un 28% che rileva un impatto significativo su decisioni strategiche, gestione dei rischi, trasformazione della supply chain e investimenti. Il dato sale al 39% se si considerano solo le imprese italiane interpellate.
Le aziende che traggono maggiore valore sono anche quelle che hanno investito di più: il 56% ha aumentato significativamente le risorse dedicate (36% in Italia), il 40% ha coinvolto maggiormente il top management. Altri elementi interessanti che emergono dalla survey di PwC riguardano l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella produzione di report ESG. I dati rivelano infatti un valore triplicato, passato dall’11% al 28%. In particolare l’AI è utilizzata per la redazione e la sintesi dei report, l’identificazione dei rischi e l’integrazione dei dati da sistemi diversi. Tuttavia, la tecnologia da sola è sufficiente: il successo del reporting ESG dipende anche dalla collaborazione interfunzionale. Il 37% delle aziende che ha già pubblicato il report ESG ritiene che un coinvolgimento anticipato dei revisori avrebbe migliorato la qualità del reporting (il 43% in Italia).
«Il 2025 è l’anno in cui il reporting ESG ha smesso di essere solo un obbligo normativo ed è diventato un asset strategico. Le aziende stanno rispondendo con decisione: investono, accelerano, integrano», dichiara Gaia Giussani, Partner ESG di PwC Italia. «Nonostante le incertezze regolatorie, molte imprese scelgono di andare oltre la compliance, anticipando i tempi e puntando su trasparenza e fiducia. La tecnologia, in particolare l’AI, sta trasformando il modo in cui si raccolgono e si analizzano le informazioni. PwC contribuisce a creare le basi per un reporting sostenibile, efficiente e integrato nel business di domani».