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Per il terziario vicentino le pratiche ESG sono un’opportunità

Su una scala da 1 a 5, il valore medio complessivo ESG delle aziende del terziario vicentino è pari a 2,80. Queste imprese percepiscono le pratiche ESG come strumenti che danno più vantaggi che difficoltà e contribuiscono al miglioramento dell’immagine e della reputazione aziendale.

Tuttavia tra le principali barriere e limitazioni all’implementazione di iniziative sostenibili nelle aziende, emerge come prima causa l’elevato fabbisogno di risorse finanziarie per attivare gli interventi. È quanto emerge dalla ricerca “Progetto ESG.TER – La sostenibilità integrata nelle aziende del Terziario Vicentino”, presentata giovedì 11 settembre al Centro Esac Formazione e finalizzata a sondare gli indicatori ESG (Environmental, Social, Governance) tra le imprese del commercio, del turismo e dei servizi.

Lo studio è stato promosso dall’Ente Bilaterale Settore Terziario della provincia di Vicenza, l’organismo paritetico che unisce Confcommercio Vicenza e i sindacati di categoria Filcams-Cgil, Uiltucs-Uil e Fisascat-Cisl, grazie al contributo della Camera di Commercio di Vicenza.

terziario vicentino

L’indagine è stata svolta dal dipartimento di Management dell’Università di Verona, con l’apporto particolare della professoressa Silvia Cantele, del professore Vincenzo Riso e dalla dottoressa Camilla Venier.

Lo studio rivela che, considerando le tre dimensioni ESG, i dati medi, valutati su una scala 1-5, sono pari rispettivamente a: 2,53 per la dimensione Enviromental; 3,23 (Social); 2,38 (Governance). 

La dimensione Social è stata analizzata rispetto alle iniziative messe in atto dalle aziende in tre sotto-dimensioni, riportando i seguenti risultati: lavoratori, media pari a 3,36; prodotti, servizi e clienti, media pari a 3,25; comunità locale, media pari a 2,98. Nell’ambito della dimensione social, le buone prassi maggiormente attivate dalle aziende riguardano la comunicazione commerciale, onesta, chiara e non ingannevole, che registra un valore medio pari a 3,97; gli acquisti da fornitori locali, con un valore medio pari a 3,33; gli interventi per la salute e sicurezza sul lavoro, con una media pari a 4,11.

Sul fronte della dimensione Enviromental, invece, la riduzione e il corretto trattamento dei rifiuti risultano la pratica più attuata con un valore medio pari a 3,90, il più alto tra le azioni considerate. Al contrario, la presenza di certificazioni ambientali riceve un’attenzione minore, registrando il valore medio più basso, pari a 1,54. Il valore medio complessivo è pari a 2,53. Al di sopra di tale livello si contano anche le iniziative di efficientamento.

Infine, la dimensione Governance. In quest’ambito, la pratica con il più elevato grado di implementazione è la parità di genere nell’accesso ai ruoli decisionali, che registra un valore medio pari a 3,20. Al contrario, l’adesione a standard o certificazioni etiche esterne risulta quella meno valorizzata, con un valore pari a 1,62.

Per sondare lo “stato dell’arte” della sostenibilità raggiunta dalle aziende del terziario vicentino, l’Università di Verona ha sottoposto ai partecipanti un questionario strutturato e articolato in sette domande relative alla dimensione Environment; 15 quesiti per la dimensione Social, suddivisi tra tre sotto-dimensioni: lavoratori, comunità locale e prodotti/servizi/clienti; nove domande relative alla dimensione Governance. Ai fini dell’analisi, per approfondire eventuali Driver e barriere all’implementazione delle pratiche ESG, sono state formulate ulteriori sette domande relative alle pressioni interne ed esterne; sei sui benefici attesi e sei sulle principali barriere e limitazioni all’implementazione delle pratiche. A ciascun item del questionario è stata associata una scala di valutazione a cinque punti, volta a rilevare il livello di implementazione di ogni pratica.

Il questionario è stato inviato a un campione di 3.818 imprese del comparto commercio, turismo, e servizi della provincia di Vicenza. Successivamente, le risposte ricevute sono state sottoposte a un processo di verifica e pulizia dei dati, per escludere quelle incomplete che avrebbero compromesso la validità della ricerca. Al termine della selezione sono stati considerati 231 questionari, corrispondenti al 6% del totale delle aziende contattate così suddivise: 103 del settore commercio; 60 aziende del settore servizi; 68 del settore hospitality. Le imprese analizzate nel settore del commercio in maggioranza risultano micro imprese fondate tra il 1995 e il 2019.